Nuovo post nel posto nuovo
Nuovo post
l’eterna domanda
Nel ricordarvi che non sono più qui, ma lì http://dipocacosa.blogspot.com/
E che, temo, qui mi chiuderanno il blog ché non ho capito niente di quella mail che avran mandato a tutte!
Colgo l’occasione per rifare la domanda: che fine ha(i) fatto GxCrazyAngel? Perché non vedo più il tuo blog?
viandante
Care tutte,
I tempi si son fatti maturi e mi trasferisco.
Banalmente, sulla piattaforma che piace a tutti, blogger.
Il blog si chiama come al solito: Rosa come un romanzo di poca cosa, perché va bene cambiare, ma non esageriamo.
Non trasferirò i vecchi post per pigrizia, ma copierò il primo e l’ultimo, per chiarezza
Le ragioni del trasferimento son presto dette:
-l’altra piattaforma è più funzionale;
-tra google+ e blogger c’è un solo log in da effettuare;
-vivo i nuovi inizi in maniera molto propositiva e confido che mi venga più spesso voglia di scrivere;
-non riesco ad aggiornare su style via chorme e odio dover usare mozilla ogni volta.
Ma la ragione più importante di tutte è che dopo la mia breve assenza mi pare sparita un sacco di gente o, almeno, io non vi vedo più!! Per esempio, GxCrazyAngel dove caspita sei finita???!!!
Mi trovate di là, e, per mio conto, seguiterò a leggervi da bloglovin’
Nero su nero si avvicina il mattino
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Quand’ero più piccola, diciamo al ginnasio, il pantalone nero era uno fra i tanti, accanto a un esubero di Levi’s 501 e panta jazz per le ore di educazione fisica.
In seguito il pantalone nero, più lungo di circa sette centimetri, ha connotato le mie serate in discoteca, tra i quindici e i diciott’anni, quando avevo ancora un punto vita strepitoso.
Dopo è stato il vuoto.
Messa da parte la discoteca e le scarpe alte, tornata al livello del mare, il pantalone nero è stato di troppo, impossibile da abbinare senza finire in una delle tante categorie che nella moda non hanno mai contorni netti, ma per i giovani sì.
Ma per fortuna non lo ero quasi più, giovane.
Ora è di nuovo un capo fra i tanti, ma interessante e incredibilmente versatile e io per poco non me ne accorgevo!
Ogni annata me ne ha fatto amare un modello diverso. Quelli in lino, a palazzo, hanno tenuto duro per moltissimo tempo, fino a diventare ciò che uso in casa, per ricevere amici davvero intimi.
Quelli uberstretti, in jeans, li ho usati quando pesavo undici chili in più, per sembrare più magra, e lo sembravo, e andavano bene con le stringate, la mia ossessione degli ultimi anni.
Ora la dimensione è tutta nuova, anche la mia, che peso meno e posso scegliere tra più cose.
I pantaloni di taglio elegante ma che si fermano alla caviglia, perfetti per questa stagione e per questa regione che non conosce il freddo per quasi tutto l’anno.
I pantaloni da cinese, come li chiama Zara facendomi molto ridere, rivoltati sul fondo, che se in tutti i non colori neutri sono eccezionali, diventano bellissimi, neri, abbinati a un vecchio foulard disegnato da Accornero usato come top.
Gli harem pants per tutti i giorni, leggeri e freschissimi, allontanano gli uomini, forse, ma non mi pare affatto un problema.
Conosco la mia polla e so che prima o poi i pantaloni neri saranno di nuovo un problema, magari amerò scarpe che non ci andranno d’accordo o il mio occhio si abituerà a proporzioni diverse, che richiedano qualcosa, in basso, che non snellisca la figura… be’ sì, questa è fantascienza!
Ma in tutto ciò, quello che mi chiedo è: sono solo io ad aver trovato questo capo spesso un vero ingombro nell’armadio anzi che un indumento jolly, passepartout per ogni occasione? Dove sta il segreto per vederli sempre come asso nella manica quando tutto il resto ci sta male? Perché io, forse, la mia arma segreta non l’ho ancora trovata.
E la chiamano estate
Io torna.
Non mi perderò in giustificazioni che non ho: sono pigra e questa desolazione è il risultato.
C’è il rischio, quando non ti fai vivo per molto tempo, che tu abbia infinite cose da dire. Non da raccontare, solo da dire: cose banali di profumi e balocchi che avresti detto normalmente, quotidianamente, ma alla fine… come sopra, la desolazione.
Va bene, corriamolo, il rischio.
Salterò la parte dei costumi da bagno perché non ho niente da dire almeno dal 2005, anno in cui forse ho comprato l’ultimo, il che ha senso, visto che non vado in spiaggia dal 2006. Non mi piace l’abbronzatura, mi annoio, la gente mi infastidisce, il gelato si scioglie.
E se mi dite macomemaseabitiinsardegnaemagarinonsaineanchenuotare… esatto, non so neanche nuotare. A me piace la città: musei, piazze, bistrot e negozi, così sia detto e così sia fatto.
Saldi, questi sconosciuti: non ricordo assolutamente ciò che ho comprato, per lo meno non nel dettaglio… ma ho una gonna coi piccioni sui fili del telefono che meriterebbe un post a parte, che non scriverò per dignità, e che vi mostrerò in foto, indossata dalla signorina Marzo Dempsey.
Shopping, saldi a parte, ne ho fatto un po’: vintage, quello vero, in un negozio delizioso qui in città.
Ho preso un secchiello Gucci blu degli anni sessanta di cui devo ancora ammortizzare il prezzo, il che non è una fatica perché va con tutto e lo amo di vero amore e si merita anche le prese in giro degli amici: potrestimetterciunapianta, epaletteeforminedovelehailasciate, cimancanoilghiaccioelochampagne… cose così, che fan sempre piacere.
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Ho preso anche delle robe senza marchio ma meravigliose: una borsa in midollino piiiiccola ma inspiegabilmente capiente e un vestito anni cinquanta che ho opportunamente modificato per la mia fisicità e, se nel camerino sembravo un derviscio, ora sembro proprio un bel donnino.
Qui agevolo l’immagine del derviscio e del vestito indossato dalla nostra Schatze Page:
Donnino coi tacchi, che non ho usato per anni, per pigrizia ovviamente, dato che le sole scarpe con le quali inesorabilmente non so camminare e guidare sono le running.
Insomma, ogni volta che posso metto su un bel tacco e raggiungo l’altezza media di un’italiana bassa, eppure fanno il loro bell’effetto.
Jeans, nuovi, ma dal taglio anni settanta, a zampa e vita alta, li uso sovente e con piacere, generalmente con zeppe (ma sobrie, signora mia), borse a soffietto e bluse impalpabili… poi un giorno ci ho abbinato una maglietta a righe e un gilet e mi sono accorta di essere vestita come Rino Gaetano, l’ho rifatto in seguito, ovviamente.
Ho visto una buona manciata di brutti film e letto libri bellissimi, mangiato dell’ottimo e del pessimo cibo, assaggiato gelati che erano poesia, ho bevuto vino rosso, che non si poteva rifiutare, alle 11 di mattina e son stata lieta di non rifiutarne il secondo e il terzo bicchiere. Non ho preso aerei o navi, ma con la macchina sono arrivata in posti straordinari che si dovrebbero far conoscere di più. Sono andata al mercato con mia nonna e, insieme alle verdure, ho comprato un top arancio a pois bianchi. Ho montato una quantità di mobili da giardino con una sola chiave a brugola.
Ho passato una buona estate e per questo non vedo l’ora che finisca.
(Prima indossatrice, lassù, miss Pola Debevoise.)
Sarebbe anche ora di aggiornare
… e lo farò presto
Io, per me…
non le vorrei manco in regalo.
Però è insopportabilmente vero che quando ci hai lo stile e tutto il resto puoi metterti qualunque bizzarria ed essere perfetta.
Infatti, in questa foto:
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le espadrillas stringate di Prada mi sembrano bellissime.
Ho trovato la foto su Theshoppinguide e non ho capito se faccia parte della campagna pubblicitaria o venga dalla strada, però mi piace assai.
Ma davvero, grazie, non me le regalate, non sono ancora pronta!
Come si cerca sulle pagine gialle quello che ti sistema il blog?
Non per le difficoltà di autenticazione che son state superate, come immaginavo, quasi subito.
Non perché sia brutto, anzi: a me piace parecchio style.
Però sto pensando di spostarmi su un’altra piattaforma solo perché qui non ci capisco niente… sì ecco, Style, non sei tu, sono io, scarsa, davvero.
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